il nuovo searif 60
filosofia progettuale

Filosofia progettuale

Dopo essermi cimentato navigando in oceano con un’imbarcazione di undici metri, larga 2,70, progettata dal famoso inglese Illinword, mi sono reso conto che le carene potevano trovare una migliore idrodinamica. Di lì, dopo aver sperimentato le carene degli anni Settanta, ho deciso di proporre una nuova filosofia di navigazione, che rompesse con la tradizione delle imbarcazioni a dislocamento, nella dimensione più contenuta ma capaci di ospitare tre coppie per lunghe navigazioni, anche in oceano.

A quell’epoca il pensiero corrente è che queste imbarcazioni non potessero planare, fatto che non mi convinceva per cui cercai soluzioni idrodinamiche utili a far planare uno scafo a dislocamento, in assetto variabile.

Facendo tesoro delle esperienze di navigazione (e di disegno industriale) mi è stato facile posizionare le funzioni principali – cucina, wc, letti, pozzetto con timoneria – sull’asse di rotazione dell’imbarcazione, per un comfort di navigazione. Ho cercato immediatamente di disegnare l’imbarcazione in modo sartoriale, per vestirla a misura del suo utilizzatore che immaginavo un mio simile, con istanze comunque condivise.
Nessuno spreco di spazio, naturalmente, con la finalità di ottenere il minimo volume necessario. E perciò peso contenuto, senza mai pensare a sacrificare l’autonomia. Quindi spazi ampi all’acqua, al gasolio, ai viveri di scorta.

In occasione della prima traversata atlantica, nel 1984-85, per far conoscere il Searif 55 al mercato statunitense, furono verificate le prerogative del nuovo progetto. Ottenemmo una navigazione confortevole anche con vento molto forte, all’incirca forza undici, si planava a circa 16 nodi e questo ci permise di raggiungere le Azzorre da Gibilterra in metà del tempo che avevamo stimato.

Le caratteristiche particolari della carena davano risposte ottimali, ad esempio la possibilità di navigare al traverso sino a forza otto, senza alcun disagio pur con mare agitato: si cucinava e si svolgevano le normali attività a bordo, in assoluta souplesse, con una attenzione particolare all’esemplificazione ed automazione delle manovre.