il nuovo searif 60
filosofia progettuale

Il designer - Francesco Bocola

Dopo un lungo tirocinio nel settore del disegno industriale, Bocola lavora a Parigi per cinque anni ristrutturando l’Espace Cardin. Un gran lavoro che coinvolge due teatri, una galleria d’arte, un ristorante, un bar, l’ufficio privato dello stilista di origine veneta.
Durante il quinquennio realizza molti oggetti e mobili per la linea Cardin, ristrutturando ville, negozi e abitazioni private a Parigi, Roma, Napoli e Milano, Cortina, Forte dei Marmi, Verona.
Collabora alla costruzione del Centro di Famiglia Cristiana a Milano di cui realizza il Teatro e la Libreria, orientandone l’aspetto estetico complessivo.
Dirige il Centro Cardin di Milano e compie esperienze in ambito pubblicitario entrando in società con uno studio fotografico di livello internazionale.
Negli anni Ottanta e Novanta si occupa di acustica, di costruzioni, di ristrutturazione e di arredamento, fa parte del Direttivo A.C.S. (Associazione Città Sane) diretta emanazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora per migliorare la qualità della vita nelle metropoli con un gruppo di specialisti in ambiti molteplici: interagisce con l’acustica, la fisica, la chimica, la matematica, l’ingegneria, la medicina, l’omeopatia, l’iridologia.
I suoi studi sull’insonorizzazione lo portano ad acquisire un brevetto inglese utile per allestire stazioni ferroviarie, prossimamente in uso per un viadotto a Milano e per un progetto di Metropolitana Milanese, di cui è fornitore e consulente.
Negli ultimi quindici anni nel suo showroom di Milano sono stati organizzati incontri scientifici, culturali e mostre di artisti contemporanei prescelti da critici d’arte di fama internazionale, nell’ambito di un progetto di Arte & Tecnologia.

Ora cura con Gabriele una rubrica di architettura sulla rivista Famiglia Cristiana Casa, mentre per Metropolitana Milanese sta realizzando un sistema guida per non vedenti e normodotati finanziato da Regione Lombardia, Comune di Milano e privati.

Curriculum

Francesco Bocola si cimenta per la prima volta nella costruzione di un’imbarcazione da diporto quando, di ritorno da una traversata atlantica (nel 1973, con la barca Haute Claire), un amico gli chiede di progettargli una barca confortevole per una vacanza ad ampio spettro, del genere giro del mondo.
Nel 1975 il progetto di Bocola diventa realtà con la collaborazione di Sciarelli, all’epoca uno dei migliori progettisti navali, e la realizzazione viene affidata al cantiere francese di Biot.
Viste le prerogative dell’imbarcazione, il proprietario del cantiere commissiona a Bocola il progetto di un Ketch di 18 metri e gli chiede di rappresentarlo in Italia. La necessità di un marchio che connoti i progetti fa nascere “Seafari”, vale a dire il safari con un tocco di marineria. Il logotipo, non a caso, ricorda un’onda nella esse iniziale.
Siamo nel 1976 e già si comincia a parlare dei “fuoristrada del mare a carena d’acciaio”, validi sia per le capacità di navigazione sia per la sicurezza delle imbarcazioni, in grado di affrontare qualsiasi tipo di mare e di vento.
Ma Bocola, insoddisfatto dei trattamento che ricevono i primi quattro clienti, lascia il cantiere francese e nel 1978 si orienta in Italia. Sceglie di aprire un cantiere ad Ortona (Pescara), grazie all’incoraggiamento di un cliente che gli commissiona una goletta di 30 metri. Nasce così la società che dà origine al cantiere navale Steel Boat Italia, che produce di serie un 18 e un 22 metri, velieri da diporto e un 30 metri, nave a vela da diporto.
I fuoristrada a carena d’acciaio lasciano presto spazio alle imbarcazioni in vetroresina, con gli stampati realizzati a Ravenna e gli allestimenti trasferiti a Riva Trigoso. Incomprensioni tra i soci inducono poi scelte drastiche.
Nel cantiere di Riva Trigoso si concentra la produzione di una rivoluzionaria imbarcazione di 55 piedi. Il nuovo progetto si avvale dell’esperienza costruttiva dei precedenti, ma gioca la carta di profonde innovazioni: migliore sfruttamento degli spazi interni ed esterni, posizionamento strategico delle funzioni a bordo e profonda evoluzione delle caratteristiche idrodinamiche della carena. Nell’intento di realizzare un’imbarcazione che permettesse la convivenza in navigazione di tre coppie per lunghi periodi, vengono riesaminati tutti gli elementi del progetto, dando la possibilità di navigare comodamente, anche con cattivo tempo e in totale sicurezza per i componenti dell’equipaggio.
Le funzioni principali come cucina, wc, letti, pozzetto con timoneria, sono concentrate sull’asse di rotazione, dividendo la zona giorno dalla zona notte, dando a ciascuna coppia una buona privacy (perciò ogni cabina con bagno) e più di uno spazio nelle zone giorno (prendisole, pozzetto centrale, dinette sotto coperta, cucina), non dimenticando la stabilità di rotta anche in condizioni estreme, per non creare fratture psicologiche nell’equipaggio.
L’attività di Francesco Bocola subisce uno stop di oltre dieci anni (tra il 1992 e il 2003) per un incendio che manda in fumo, con il cantiere di Riva Trigoso, anche la voglia di andare oltre la disgrazia. La lunga pausa di riflessione è interrotta dalle sollecitazioni del figlio Gabriele, architetto, e Valentino (iscritto a Ingenieria navale a LaSpezia) che lo rimotiva. Così Francesco Bocola si riappassiona, ragiona nuovamente di innovazioni, ritrova il filo lucido dei pensieri che lo hanno orientato per vent’anni.
Non poche di queste soluzioni, peraltro migliorative, hanno trovato ospitalità su “Searif 60” l’ultimo nato di casa Bocola.